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Convegno MI18-9-17



L'Analisi

La Ipotesi di Flat Tax

9 settembre 2017 - La tassa ad aliquota unica, non progressiva (secondo la Costituzione Italiana le imposte seguono criteri di progressività), è una imposta "storica".  Così come plurisecolare è il dibattito fra i fautori e i contrari; che si tratti della "decima" della Tanakh ebraica, o di altre versioni proproste da altre ideologie di gestione della società anche con aspetto  religioso, è un tipo di prelievo fiscale antichissimo,  le cui implicazioni contro l'equità e la giustizia sociale (in generale, ovviamente esistono sempre i casi particolari) sono notissime.
Così come è notissima l'affermazione che una aliquota uguale per tutti libererebbe risorse, poiché i meno tassati potrebbero spendere di più e questo creeerebbe di per sé benessere. Una delle (tante) obiezioni è che, nei periodi storici e nei luoghi in cui le tasse pagate sono scese a livelli bassi o nulli la ricchezza della società, nonché la giustizia sociale, sono anch'essi scesi allo stesso livello. 
Purtroppo però, nella storia, data la complessità dei provvedimenti nella loro reale attuazione, è necessario ogni volta ridefinire sia l'oggetto della discussione che le proposte. 
Date le conseguenze negative che nella storia hanno avuto, e hanno, idee buone applicate nel contesto sbagliato (come la curva di Laffer, che può essere valida per i redditi da lavoro e certamente non per i redditi da  sfruttamento del lavoro), ogni discussione e analisi sul ritorno di  questa a proposta, se adeguata a oggi,  è benvenuta.

E' scontato che ogni provvedimento fiscale di ampio respiro, in Italia, dovrebbe tenere conto di alcuni vincoli:

- il terrificante livello del debito pubblico italiano, circa 2.200 miliardi di euro;
- l'essere l'Italia inserita nell'area Euro, il che le consente ben poca libertà di deficit di bilancio:
- la semplice constatazione che ridurre il prelievo fiscale riducendo al contempo i servizi pubblici (per mantenere il pareggio) comporta per i cittadini consumatori che usano codesti servizi una spesa (a fine mese, poiché sono tanto più usati quanto più il reddito è basso, rispetto al reddito medio) addirittura superiore, sia peché i settori pubblici offrono economie di scala, sia perché ai prezzi non viene aggiunto il profitto dei servizi privati;
-  l'unicità dell'Italia nella storia dell'economia, poiché in presenza di un  terrificante livello di disoccupazione italiano e di recessione presenti da decenni si è in presenza di un flusso migratorio che ha raggiunto circa il 10% della popolazione autoctona, e forse anche di più considerando la popolazione straniera che ha acquisito la cittadinanza italiana negli ultimi decenni. Fenomeno che è all'origine dell'apparente calo della popolazione non autoctona in alcuni Stati euro-occidentali;
- l'unicità dell'Italia in Europa sia per la presenza storica di una  delinquenza organizzata pervasiva (anche l'evasione fiscale di sistema ne è una parte) e mai sradicata, sia per i costi pubblici che una reazione adeguata del Governo italiano che sia efficace comporterebbe;
- la posizione geografica unica italiana, posta come il ponte di passaggio sul confine tra Europa e Africa.

Ogni confronto con altre economie, nelle scelte politiche italiane,  deve tener conto di questi vincoli. Che sono ovvii, ben conosciuti, inaggirabili, e scontati.

Nell'approccio scientifico, che è la "mano invisibile" a cui dobbiamo la ricchezza e il benessere di cui oggi gode l'Homo Sapiens sul pianeta Terra, le analisi e le teorie sono confrontate con la realtà im un processo infinito in cui il galieliano "provare e rifiutare" rifiuta ogni autorità. Nella scienza non vi è alcuna affermazione ritenuta valida "per autorità" (l'autorevolezza è un'altra cosa: ovviamente prima di contestare una affermazione di Fermi o Landau ci si studia un po' sopra) né è necessario elencare ricche bibliografie, emerografie, webgrafie, per provare i propri ragionamenti: sono necessarie per disporre di fatti. Citeremo qui il libro di Joseph E. Stiglitz "La grande frattura" semplicemente per provare che oggi la conoscenza è disponibile a quasi chiunque a basso prezzo; soprattutto la conoscenza dell'esperienza, e ignorare l'esperienza significa ripetere gli stessi errori.

Secondo Stiglitz: "Uno dei motivi della scarsa performance economica è la forte distorsione provocata nell'economia dal nostro regime tributario."  Ora, il regime tributario USA è andato ben oltre la  "tassa piatta": la pressione fiscale è bassissima, in cambio di servizi pubblici bassissimi, e sprechi giganteschi: il costo pro-capite della sanità negli USA è circa triplo che in Europa, con decine di milioni di persone che non possono permettersi le cure più elementari: una situazione che l'Italia ha superato più di mezzo secolo fa. 

Stiglitz (per chi voglia, può consultarlo alla pagina 208 dell'edizione Einaudi del 2016) è  galcialmente chiaro: "Gli studi degli ultimi anni hanno stabilito un collegamento tra il sistema delle aliquote fiscali, la debolezza della crescita e l'aumento della diseguaglianza." E' da chiedersi in che mondo vivano gli studiosi di economia USA, per esserci arrivati "negli ultimi anni"  ma andiamo oltre.

Continua Stiglitz:" La riduzione delle aliquote in cima alla piramide doveva promuovere il risparmio e il duro lavoro, dunque la crescita economica. Ebbene, non l'ha fatto. Al contrario, il tasso di risparmio delle famiglie è sceso a un livello record vicino allo zero dopo il doppio giro di sgravi fiscali concessi nel 2001 e nel 20013 dal presidente George W. Bush".  La proposta politica della "tassa piatta"  verrebbe solo sedici anni dopo; forse sarebbe il caso di imparare dagli errori altrui. 

Stiglitz insiste:" I paesi che, contrariamente agli avvertimenti di coloro che vogliono conservare i propri privilegi, hanno aumentato le tasse a chi sta in cima alla piramide non sono cresciuti più lentamente. ....Se gli sforzi fossero impeganti nella ricerca della rendita, al'aumentare del loro reddito quello degli altri deve diminuire. Ed è esattamente quello che sta accadendo. I redditi della classe media, e di quella povera, sono rimasti fermi o sono scesi." Per chi si fosse distratto: Stitgliz sta parlando degli USA, non dell'Italia.  Stitgliz batte sulla "frattura" (intesa come quella che si crea nel ghiaccio che si divide in due) tra il 99% della popolazione sfruttata e ll'1% che si arricchisce sempre più.

Evidentemente Stiglitz è molto citato, ma pochissimo letto (chi vorrebbe sciropparsi 435 pagine fittissime di economia? Uno studente per la tesi, un pazzo, un monaco?) perché è chiarissimo: " Al contrario di quel che alcundi quelli come Romney amerebbero credere (e far credere), nessuno ce la fa da solo. Anche se il loro patrimonio non è frutto di eredità (che è inndiscutibilmente un regalo del padre, salvo che nelle piccolissime aziende familiari), per avere successo negli affari bisogna che esistano uno stato di diritto (con determinate leggi), una forza lavoro istruita (e con determinate caratteristiche comportamentali ed economiche), infrastrutture, tutte cose offerte e realizzate dal settore pubblico. Anche "innovatori" (le virgolette sono di Stiglitz) come Google hanno fatto quel che hanno fatto soltanto costruendo sul lavoro di altri (per verificare andare alla pag.215). Prima che Google potesse creare il motore di ricerca più utilizzato in Internet, qualcuno aveva creato Internet,e quela qualcuno era stato il settore pubblico."

L'errore metodologico  grave non è pero nel considerare una  "Tassa piatta" come uno stimolo alla crescita. L'errore di metodo (equamente ditristribuito tra tutti i "grandi comunicatori" della politica italiana, dal 1992 in poi) è il proclamare che esistono soluzioni semplici che miracolosamente risolveranno ogni problema senza nessun costo per gli elettori. Perché non esistono soluzioni "vere" che siano semplici, e non esistono soluzioni vere "poltiicamente corrette". Per definizione una soluzione, o una affermazione, o una azione, è "politicamente corretta quando non scontenta il 100% dei cittadini elettori. E' impossibiel concepire una soluzione che, in campo economico, non tolga a qualcuno per dare ad altri. L'illusione della crescita gioca in questo campo: se l'economia cresce abbastanza velocemente l'introito fiscale crescerà da tutti così non si dovranno aumentare i prelievi dai più abbienti (categoria molto ampia, a seconda della definizione) mentre i meno abbienti staranno meglio. 

Un'altra conseguenza dell'illusione del "politicamente corretto"  è la crescita del debito pubblico italiano: si spera che l'economia, a un certo punto, cresca così velocemente che tutto si aggiusti senza dover recuperare soldi dalle tasche di chi ne ha ricevuti di più, dato che da chi ne ha ricevuti meno è un po' difficile togliere ancora. Così non si scontenta nessuno, almeno in questa legislatura.

Ogni semplificazione fiscale per i redditi bassi non può che dare miglioramenti, così come ogni alleggerrmento delle sanzioni fiscali per errori commessi in buona fede o di importo risibile. Deve trattarsi però di politiche discriminatorie, che analizzino accurtaamente dove e come agire, discriminando accuratamente tra i diversi casi,  mettendo da parte i principi generici di piacevole declamazione e di impossibile attuazione. Dobbiamo accettare che continuare ad evitare i problemi, sperando di risolvano da soli, è sì politicamente corretto ma dannoso per il 99% della popolazione italiana autoctona.

Il sottotitolo del libro di Stiglitz è: "La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla", con sottinteso "negli USA". L'Europa occidentale ha un paio di secoli in più di esperienza degli USA nella guerra alla disuguaglianza, ha una situazione geografica totalmente diversa (è molto più vicina alla frontiera africana), una disponibilità di risorse naturali drammaticamente inferiore, un multilinguismo che rende difficile le migrazioni interne; le soluzioni debbono essere diverse, discriminando dove sia necessario impegnarsi e farlo  in modi ben diversi dagli USA. Non ha senso fare paragoni tra diseguali, e in Europa l'Italia "è" diseguale", per i motivi sopra esposti  e per molti altri. Non è sufficiente discriminare tra soluzioni semplici e complicate, tra facili e faticose; occorre anche discriminare tra soluzione efficaci e inefficaci, nel medio e nel lungo periodo.

L'economia italiana non è uscita dalla recessione iniziata nel 2007 per le politiche governative, né per merito di qualche classe particolare. Ne è uscita perché dopo dieci anni tutta l'Europa Occidentale e il Mondo sono ripartita, e ne è uscita con gli stessi problemi con cui vi è entrata, più qualcuno in più che non fa be sperare. Con in più tre problemi inesistenti cinquant< anni fa: pressione migratoria, devine di minoranze di origine straniera prima non presenti, recrudescenza dell'islamismo. E con in più un problema già presente nel 1970 che è cresciuto a dismisura: la delinquenza organizzata si è moltiplicats producendo oltre a mafia sicialiana, camorra e 'ndrangheta le mafie del Sud esportate al Nord, la mafia pugliese, le mafie extraitaliane che crescono in continuazione per la carenza di risorse della Polizia, per un sistema giudiziario inefficace e lento. Non ne è uscita certamente grazie a modifiche del sistema fiscale.

Tuttavia sembra molto più efficace lanciare slogan semplicistici. Forse a questo punto la colpa è della cattiva informazione degli elettori e anche degli elettori stessi che credono che "tanto sono tutti uguali". Qualunque ipotesi di riforma fiscale deve fare i conti con la necessità di sfruttare i meccanismi attuali, o attivarne altri (e i relativi tempi legislativi), e soprattutto con la necessità di "alleggerire" il carico burocratico sulle piccole realtà economiche. Imporre POS, assicurazioni, fatture elettroniche, digitalizzazione forzata e altri vincoli sulle microaziende comporta costi fissi questi sì "piatti" che incidono pesantemente su piccoli fatturati. La somma di tanti piccoli vincoli (ognuno giustificato con un risparmio per la Pubblica Ammnistrazione, o un maggior controllo) corrisponde a un carico finanziario pesante; tuttavia alleggerirlo richiederebbe mdifiche alle normative.

La gestione politica dell'economia sembra ormai  in mano a qualcuno che crede di gestire una piccola impresa privata,  dove il mondo esterno è esigente e i conti debbono sempre quadrare. Dimenticando che la Pubblica Amministrazione e il Potere Esecutivo hanno uan forza enorme, sotto ogni aspetto. E' indicativo che gli ingressi illegali di stranieri siano crolalti di colpo non appena il GOverno ha  mossa qualche timida iniziativa che poteva essere attuata decenni fa. Esattamente come accade con le sanatorie, nulla le rende necessarie se non l'insipienza dei governanti. Ed esattamente come per le sanatorie, ogni cedimento  è un invito ad attenderne un'altro.

In economia l'incertezza crea sfiducia, mancati investimenti, mancato sviluppo. Proposte di provvedimenti non adeguatamente soppesate (da qualunque parte politica provengano) creano un senso di incertezza e di sfiducia, con danni  a lunga scadenza addirittura maggiori di quelli che si crede di eliminare. Questo soprattutto se la forza politica che fa la proposta potrebbe, alle prossime elezioni, diventare forza di governo. Ovviamente per dare un giudizio occorrerà analizzare nel dettaglio, ammesso che siano elaborate con i necessarii dettagli, le proposte di modifica della legislazione economica.








 

      
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